La via della storia

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Marco Tullio Cicerone a Vibo Valentia

Descrizione

La predilezione di Marco Tullio Cicerone per Vibo Valentia è documentata da tre soggiorni descritti dallo stesso nelle Verrine e nelle Lettere ad Attico.

Erano rispettivamente le soste: del 71 a.C., del 58 a.C. e del 44 a.C.

È lo Stesso Cicerone a scrivere degli illustri Valentini, popolazione vibonese, ai versi 16 delle Verrine. 

Cicerone, accompagnato dal cugino Lucio Tullio nel viaggio in Sicilia rivolto a trovare elementi e prove d’accusa contro Verre si fermò a Vibo per una sosta. Essa fu utile a trovare elementi e capi d’accusa dal momento che le coste vibonesi erano state prese d’assalto da gruppi di pirati alleati a Verre.

« Ipsis autem Velentinis ex tam illustri Nobilique Municipio tantis de rebus responsum nullum dedisti, cum esses cum tunica pulla et pallio »

« Ai delegati, poi, di Vibo (ai Valentini) uomini di così illustre e nobile Municipio non desti alcuna risposta su un argomento di tanta importanza, avendo addosso una tunica oscura, dell’umile gente, e il pallio »

Nella lettera ad Attico, invece, Cicerone documenta il soggiorno a Vibo nel 58 a.C., lasciando Roma per sfuggire alla lex Clodia. Egli Scrive:

« Utinam illum diem videam, quam tibi agam gratias, quod me vivere coegisti! Adhuc quidem valde me poenitet. Sed oro, ut ad me Vibonem stastim venias, quo ego multis de causis converti iter menum. Sed eo si veneris, de toto itinere ac fuga mea consilium capere potero. Si id non faceris mirabor, sed confido te esse facturum »

« Voglia il cielo ch’io veda il giorno in cui mi sia dato di ringraziarti per avermi persuaso a vivere. Fino ad ora certamente non ho che da pentirmene amaramente, ma vorrei pregarti di venire subito a Vibona (Vibo), verso cui, per molte ragioni, ho dovuto mutar cammino. Se verrai, potrò prendere una decisione su tutto il viaggio e sul luogo dell’esilio. Se non farai così, rimarrò dolorosamente stupito. Ma confido che lo farai »

Nel 44 a.C, a causa del pericolo dovuto allo scontro con Antonio in seguito alla morte di Cesare, sosta nuovamente a Vibo, dicendosi di sentirsi a casa. È cosi che scrive nella lettera ad Attico:

« [..] sono giunto a Vibona presso Sicca [..] qui mi pareva di essere a casa mia [..] ».

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