La via della storia

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Campo di internamento di Ferramonti di Tarsia

Descrizione

Allo svincolo di Tarsia dell’Autostrada del Mediterraneo, sorgeva, per tutta l’area circostante, il Campo di internamento fascista di Ferramonti, il più grande per dimensioni in Italia.

Dagli anni Sessanta in poi il Campo è stato smantellato progressivamente, al punto che l’intera area venne destinata a locali attività agricole.

Fuori dal perimetro del campo, nell’appezzamento di terreno in cui sorgevano le abitazioni degli addetti alla sorveglianza, il 25 aprile 2004 veniva inaugurato un piccolo Museo di proprietà del Comune di Tarsia che contiene essenzialmente materiale fotografico.

Il Campo di internamento era stato ubicato tra il mese di giugno ed il mese di settembre 1940 in provincia di Cosenza presso il Comune di Tarsia, il più grande campo di internamento tra quelli aperti dal regime fascista.

Era scoppiato il Secondo conflitto mondiale e l’Italia era entrata in guerra. A Ferramonti venivano internati tantissimi ebrei, slavi, stranieri, apolidi. 

Già il 20 giugno 1940 giunsero da Roma un primo gruppo di centosessanta ebrei.

Il campo era costituito da capannoni, circa novantadue, ed era situato nei pressi del fiume Crati.

La zona era ricca di insetti, insalubre ed ad alto rischio di malaria.

Tuttavia, Ferramonti non fu un luogo di deportazione ai lager tedeschi. Era quasi un piccolo villaggio, con due sinagoghe, una cappella, un teatro, la biblioteca. Si sposarono in quel periodo diverse coppie e nacquero ventuno bambini. 

Sotto la responsabilità del Ministero dell’Interno, gli internati ebbero assistenza dall’Ente di assistenza ai profughi delle Comunità ebraiche.

Dal 1942 fu concesso agli internati di uscire dal campo per lavorare ed integrare, in tal modo, le scarse razioni alimentari. Erano presenti diversi gruppi, gli ebrei residenti a Roma, originari dell’Austria e della Germania, gli ebrei profughi della Polonia, gli ebrei provenienti da Bengasi, trasportati dalla Libia in Italia, il gruppo di cento ebrei provenienti da Zagabria e rifugiati a Lubiana, il Gruppo proveniente da Belgrado e da altre città della Serbia, la comunità proveniente dal campo di Kavaje in Albania, la comunità dei greci, ed il gruppo di ex jugoslavi non ebrei. 

Persino una settantina di commercianti cinesi e di ambulanti furono collocati al campo di Ferramonti. Il 14 settembre 1943 gli Alleati riuscirono a liberare il Campo di concentramento che rimase aperto fino alla fine del conflitto mondiale. Molti degli internati si rifugiarono nei paesi circostanti, altri si imbarcarono per la Palestina, altri ancora partirono da Napoli per gli Stati Uniti dove furono internati a Camp Oswego, in attesa della concessione della possibilità di residenza in America.

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