La via della storia

San Giovanni in Fiore / CS

Abbazia Florense di Gioacchino da Fiore

Descrizione

Legata alla figura dell’Abate Gioacchino da Fiore, l’abbazia è stata edificata dopo la sua morte, tra il 1215 e il 1234, ma è riuscita a mantenere intatte tutte le caratteristiche delle architetture gioachimite.

A partire dalla sua collocazione spaziale, in un luogo isolato per i tempi, ma in pieno centro storico oggi, a più di 1000 metri d’altezza; all’impiego della risorsa litica locale e di maestranze interne. Insomma, tutti elementi che rimandano allo stile di vita semplice e austero del Santo, rinvenibili, tra l’altro, nei suoi scritti, in cui presentava le tre principali attività dell’uomo: il lavoro manuale, la dottrina e la preghiera.

Il fatto che tutte le chiese abbiano pressoché la stessa struttura, fa presupporre l’esistenza di una vera e propria scuola, con il suo linguaggio architettonico.

Quella di San Giovanni in Fiore, nello specifico, è ad un’unica navata, con le pareti spoglie, così come prevedeva l’ideale di povertà; l’altare è barocco e ha una statua lignea di San Giovanni Battista, e i 4 rosoni presenti alle sue spalle conferiscono una sorprendente atmosfera con un gioco di luci e ombre; in cima alla scalinata, a destra dell’altare, è conservata, nella cripta, l’urna con le spoglie di Gioacchino da Fiore, su cui è inciso un versetto dantesco a lui dedicato: “…e lucemi da lato, il calavrese abate Giovacchino, di spirito profetico dotato”.

Le sale dell’Abbazia ospitano dal 1982 il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, mentre il pian terreno e il primo piano dell’ala est ospitano uno tra i musei etnografici più interessanti del Sud Italia: il Museo Demologico dell’Economia, del Lavoro e della Storia Sociale Silana, inaugurato nel 1984.


Gioacchino da Fiore

La figura di Gioacchino da Fiore è sicuramente rivoluzionaria ed originale per il suo tempo, perché diede vita ad una riflessione molto profonda non solo sul futuro della Chiesa e della società, ma anche sulla storia in generale.

L’abate, infatti, dopo anni di intense ricerche, volle dare una ricostruzione dell’intero processo storico partendo dal messaggio biblico. E, poiché il suo pensiero non era semplice da far capire, si servì di una nuova forma di esegesi della Bibbia, un modo diverso, quindi, di interpretarla, ricorrendo all’uso frequente di immagini e di simboli.

A partire dallo studio delle Sacre Scritture e dell’Apocalisse di Giovanni mutò la visione storica cristiana tradizionale, che non era più suddivisa nell’epoca dell’Antica Alleanza e della Nuova Alleanza, ma era prevista una nuova epoca terrena, quella dello Spirito Santo. Egli, dunque, arrivò ad ipotizzare un ordinamento della storia in tre fasi, legato al mistero religioso della Trinità, per cui a ciascuna delle tre persone divine corrispondevano altrettante epoche, chiamate status: il primo, corrispondente al Padre, quindi alla legge e all’antico Testamento; il secondo al Figlio, quindi alla grazia e al Nuovo Testamento; il terzo corrispondeva allo Spirito Santo, quindi alla pienezza della conoscenza dei Sacri Testi e avrebbe avuto inizio verso la fine del mondo.

Gioacchino da Fiore fu considerato un eretico, un profeta o addirittura un veggente, in realtà il suo messaggio portava con sé un elemento innovativo, poiché trasmise un’idea di speranza, di un progresso spirituale costante nella storia della salvezza e quindi dell’attesa di una nuova rivelazione.

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